BAMBINI 2.0

Percorrendo il sentiero dei miei 27 anni, mi ritrovo sempre più spesso a osservare famiglie intente ad affrontare la propria quotidianità dividendosi nella gestione uno o più figli.

Non ho la presunzione di pensare che sia facile: so di non essere stata una bimba semplice, figuriamoci gli altri. Il punto cardine sul quale mi sono ritrovata a riflettere sempre più ha però a che fare con un fattore: l’Internet. E, soprattutto, all’importanza che esso sta acquisendo all’interno dei nuclei familiari da qualche anno a questa parte.

Le nuove generazioni di bambini 2.0 sono ormai dotate di tablet, cellulari e innumerevoli applicazioni studiate su misura; ma questo può rappresentare un rischio per la loro crescita?

Le ricerche condotte su 1.350 famiglie italiane dal Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste, hanno dimostrato che un bambino moderno su tre, a pochi anni, sa utilizzare tablet e smartphone per i giochi più disparati.

Sempre più spesso mi capita di vedere seduti ai tavoli dei ristoranti o sui sedili dei treni, bambini sottoposti alla visione di schermi luminosi tra film e cartoni animati, quasi fossero interruttori on-off da utilizzare per la durata del viaggio o della cena.

Per un genitore l’utilizzo così fremente di queste “tecno-babysitter” può rappresentare un momento di pausa dal dover controllare, sgridare, trattenere e, in caso, medicare le corte e veloci gambine dei figli. Ma senza la giusta consapevolezza la tecnologia può diventare un pericolo, oppure resta semplicemente una buona alternativa allo sbucciarsi le ginocchia?

Purtroppo il mio unico termine di paragone è la mia infanzia. Cresciuta tra campagna e città ho potuto assaporare prati verdi e asfalto. Ovviamente, nei sempre più distanti anni, ’90 Iphone e smartphone erano ancor meno che un miraggio: ricordo che il massimo dell’aspirazione tecnologica fosse, alle elementari, giocare a snake sull’indistruttibile Nokia 3310 di mia madre o con i primi giochi per computer. Probabilmente per indole familiare, tra le cose che Babbo Natale non mi ha mai portato annovero Play Station, Game Boy e non so cos’altro andasse di moda all’epoca. Forse è proprio perché non ho mai assaporato il “lato oscuro del gioco”, che ora mi chiedo se la soluzione adottata dal 60% dei genitori di utilizzare tali mezzi di contenimento dell’esuberanza sia giusta o se, in qualche modo, freni alcune esperienze di crescita.

Dal momento che non sono genitore probabilmente stento anche ad immaginare lo stress, l’insonnia e lo sconfinato amore che si prova a crescere dei bambini. La soluzione che può sembrare scontata, ma anche fondamentale, è una: l’equilibrio.

I dati mostrano la necessità di un costante impegno da parte degli esperti nel supportare i genitori con informazioni e consigli tali da impedire impieghi potenzialmente dannosi delle nuove tecnologie. L’innovazione caratterizza il mondo, e lo stesso processo evolutivo investe i giochi così come i bambini.

Ciò che è importante fare è mantenere il giusto equilibrio tra il gioco all’aria aperta e il film, tra il videgioco e la “settimana” disegnata a terra con i gessetti colorati, misurando il tutto con approfondita consapevolezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: