1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’Aids

Aids: una giornata per informare e far capire l’importanza della prevenzione

“Live life positively – know your Hiv status”. E’ lo slogan promosso dal programma delle Nazioni Unite Unaids in occasione della 30ª giornata mondiale contro l’Aids che si svolgerà sabato, 1° dicembre, con una serie di iniziative in tutto il mondo volte a informare su questo virus e a far comprendere l’importanza della prevenzione. La giornata mondiale contro l’Aids è nata nel 1988 e ha avuto origine al summit mondiale dei ministri della sanità sui programmi per la prevenzione ed è stata adottata da governi, organizzazioni internazionali ed associazioni di tutto il mondo. Il fiocco rosso è il simbolo internazionale della lotta contro il virus e della solidarietà verso le persone che vivono con l’Hiv.

E’ il virus dell’immunodeficienza umana (Human Immunoficiency Virus), che attacca il sistema immunitario rendendolo debole e quindi più esposto ad una serie di agenti patogeni. Si parla di Aids (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) quando il sistema immunitario è talmente indebolito dal virus Hiv, rendendo le persone esposte a una serie di infezioni e malattie che possono condurre alla morte. Dall’Hiv non si può guarire. Una volta contratto il virus, rimane nell’organismo per tutta la vita e si parla in questo caso di persone sieropositive. E’ possibile che una persona Hiv positiva non manifesti sintomi anche fino a 10 anni ma possa comunque trasmettere il virus.

I nuovi dati del Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano una sostanziale stabilità del numero delle nuove diagnosi Hiv negli ultimi tre anni, così come appare stabile la percentuale dei “late presenter”, vale a dire di coloro che scoprono di essere Hiv-positivi in fase avanzata di infezione. Attualmente, in Italia, sono tra le 125 mila e le 130 mila le persone che convivono con l’Hiv, e sono prevalentemente di sesso maschile. Restano tuttavia tra le 12 mila e le 18 mila persone sieropositive che non hanno ancora una diagnosi perché non hanno mai fatto il test, nonostante almeno un terzo (circa 6 mila) di loro abbia una situazione immunitaria compromessa.

Nel 2017, sono state riportate 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv che significano 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti. L’incidenza italiana è simile alla media osservata tra i Paesi dell’Unione Europea (5,8 nuovi casi per 100 mila) e dal 2015 l’andamento risulta pressoché stabile. Il trend è piuttosto chiaro. L’incidenza maggiore di infezione da Hiv è nella fascia di età 25-29 anni e la principale modalità di trasmissione resta quella dei rapporti sessuali non protetti. La maggior parte delle nuove diagnosi di Hiv riguarda le persone di sesso maschile che ha rapporti non protetti con persone dello stesso sesso (MSM).

Dal 2012 al 2017, è in costante diminuzione il numero di nuove diagnosi di infezione da Hiv che ha riguardato cittadini italiani, il dato resta invece sostanzialmente invariato nelle persone straniere. I decessi per Aids sono stabili,  ma resta alta la percentuale delle persone che scopre di essere Hiv-positiva solo pochi mesi prima di ricevere la diagnosi di Aids.

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